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Quella che si intravede dagli sguardi dei calabresi è la percezione di una lontana atmosfera di ambigua certezza di cambiamento. La leggera brezza che tutti attendiamo che venga a soffiarci in faccia, per svegliarci dal torpore della rassegnazione, non sembra essere cosi persuadente da indurci a credere fermamente che le cose in Calabria cambieranno. A ridosso delle elezioni, il vento che inizia a soffiare è quello freddo di una stagione caratterizzata da ben definite condizioni. A mettere le ali ai piedi ai candidati non è il red bull energizzante di una politica innovativa ma la costruzione di uno spartiacque a difesa di una politica apparentemente sana da ogni forma di condizionamento e approvvigionamento di interessi. Penso al problema Sanità, argomento bollente come non mai, tutti ne parlano ma nessuno se la sposa! Penso al problema ambiente tutti se ne preoccupano ma aumentano gli inquinamenti piuttosto che azioni concrete per uno sviluppo sostenibile.
C’è chi parla di un percorso politico interrotto che va ripreso a vittoria avvenuta ma quale è il percorso non ci è dato sapere, l’unico cammino che la Calabria ha conosciuto finora è quello costruito dalla corruzione. Non siamo ignari delle condizioni in cui versa la regione Calabria e per questa nostra consapevolezza, acquisita dai fatti che hanno relegato la Calabria tra le regioni invivibili per disoccupazione, servizi e infrastrutture, ostile ad ogni tipo di risoluzione, che abbiamo perso la fiducia. Si cerca nel volto del candidato, l’espressione prima morale e dopo politica. Non basta avere avuto un passato politico più come figurante che esordiente, per conseguire la designazione di politico, solo per aver calcato la ribalta di un palcoscenico dalle luci intermittenti. Il politico è ben altro, la politica è ben altra cosa. La politica è serietà quella per la quale una persona è chiamata a rispondere ai principi di rettitudine e responsabilità e non è improvvisazione, perchè grazie ai mezzi di sostegno da parte di altri ne ha disegnato il cammino. Non basta essere contenitore di voti, per ricoprire cariche di apparente forma piuttosto che di vero esercizio. Non basta presentarsi come Segretario di qua, presidente di là, coordinatore di lì, responsabile di non so che, per legittimare capacità. I fatti parlano e di questi i calabresi ne riconoscono la causa dell’impoverimento della Calabria.
L’immagine di una buona politica sta nella capacità dei politici di costruire quello che non c’è, di risanare quello che c’è, di conoscere per comprendere l’esigenze di un territorio impastato da mille difficoltà.