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Giovanna ManganoLa “bestia” che ha colpito l’intero mondo ci ha privato della libertà di uscire di casa e di svolgere le azioni che un tempo, prima dell’arrivo del virus, riempivano le nostre giornate.
Benissimo il fatto che per contrastare la bestia dobbiamo restare a casa. Benissimo il fatto che alcune abitudini obsolete sono state riprese e hanno modificato i nostri stili di vita. Ma non dimentichiamo che cambiamenti così drastici nella vita di una persona ha effetti anche devastanti a livello psicologico. All’inizio il cambiamento forzoso è stato considerato come una cosa piacevole per chi ha pensato finalmente di rilassarsi, di rimpinzarsi di film o libri, di giocare ai videogiochi, di riscoprirsi chef e persone creativi. Il “tempo” che una volta non bastava a svolgere tutte le azioni quotidiane oggi è tanto, disponibile per svolgere quelle mansioni di cui non trovavamo mai il giusto momento. Siamo consapevoli che fuori imperversa una strage di cui non si vede ancora la fine. E se già si pensa al secondo step non vuol dire che il timore che si riaccendi la bestia sia passato.
Quello che abbiamo appurato da questa triste pagina di storia oltre ai tantissimi decessi, è che il tempo e la natura hanno continuato a svolgere il loro ruolo accompagnato da un vuoto silenzio.
Se da un lato l’isolamento è stato considerato  come antidoto per rilassarsi dallo stress quotidiano, dall’altro produrrà effetti inevitabili.
Se ci pensiamo bene i nostri timori del contatto sociale che stiamo acquisendo rimarranno nel tempo. I comportamenti dettati dalla necessità di contrastare il virus saranno condotte eseguite anche dopo l’emergenza. Pensiamo agli effetti economici dell’isolamento come la perdita del lavoro o di reddito e tutti quei progetti per i quali si attendevano risposte certe, queste conseguenze rischiano di peggiorare le condizioni psicologiche delle persone. L’isolamento è qualcosa di devastante, che in alcuni casi porta anche al suicidio di giovani fragili dipendenti da stati d’insofferenza. Dentro le mura di casa milioni di persone con speranze di per sé fragili, rischiano di subire danni irreparabili alla propria salute mentale. Un pensiero va a quei genitori, vista la già tragica situazione, che devono accettare un doppio peso: quello della malattia di un figlio (che comporta di per sé una emarginazione della società ipocrita) e il peso di un isolamento forzoso.