Stampa

Valutazione attuale: 5 / 5

Stella attivaStella attivaStella attivaStella attivaStella attiva
 

 

 

Di Ferdinando Piccolo

 

Al brigadiere ucciso gli è stata donata la medaglia d’oro al valor militare, ad un uomo di  25 anni di Castel Ruggero, piccola Frazione di Torre Orsaia, in provincia di Salerno. Ucciso  in un agguato mafioso a colpi di lupara a San Luca il 6 febbraio del 1985.   Carmine Tripodi, dal 1982 comandante della stazione di San Luca in quegli anni scuri e violenti fu impegnato ad arginare l’ondata dei sequestri  di persona in Aspromonte. Riuscì a consegnare alla giustizia i rapitori dell’ingegnere napoletano Carlo De Feo, titolare di un’avviata industria  del settore delle telecomunicazioni tenuto prigioniero per 395 giorni su quelle montagne.. Una persona scomoda che andava eliminata. Non piaceva a nessuno nel paese Aspromontano, forse perché la cultura mafiosa non accetta eroi. Quattro miliardi e quattrocento milioni di lire fu il riscatto pagato. De Feo, una volta libero, decise di collaborare alle indagini e, insieme al giudice istruttore di Napoli Palmieri, andò a San Luca. Lì, Tripodi e i suoi carabinieri, con l’aiuto dell’ex rapito, riuscirono a localizzare otto prigioni, tra le impervie alture ed anfratti dello Scapparrone e dello Zillastro, di Monte Castello, Pietra Longa, Pietra Kappa, monoliti che giganteggiano sull’Aspromonte orientale. Verso le ore 21 del 6 febbraio l’agguato, a San Luca, in una doppia curva.

Carmine Tripodi cadde sotto il piombo dei killer stringendo nella mano destra la sua pistola d’ordinanza con la quale, in una disperata quanto inutile difesa, sparò ripetutamente contro i suoi assassini cinque colpi, colpendone uno. Venne trovato dai suoi carabinieri, che scendevano verso la vallata del Buonamico, piegato sul sedile della propria autovettura, mentre impugnava ancora l’arma, col dito indice sul grilletto. L’esecuzione sommaria del brigadiere Carmine Tripodi rappresentò una sfida allo Stato, all’Arma. Significò una frattura traumatica di quella “regola” non scritta, ma bene impressa nel cuore e nella mente di ognuno, che sanciva di “rispettare” i carabinieri in quanto avrebbe portato male a tutti e disgrazie alle famiglie sparare su un rappresentante dell’ordine. Muore e nessuno paga. Secondo il risultato delle indagini, il commando era rappresentato da tre persone.  Se potesse, il brigadiere lo spiegherebbe che stava facendo solo il suo mestiere. Forse lo spiegherebbe a tutti quelli che ancora oggi a San Luca  lo descrivono come un personaggio scomodo che andava eliminato