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Il giovane e il pensiero positivo sulla vita

di

Giovanna Mangano

 

Non c’è giorno che di brutto, di sconvolgente, di tragico, di straordinariamente inconsueto, le nostre orecchie e i nostri occhi siano sottoposti a messaggi e immagini che i media, quotidianamente, ci somministrano e abituano i nostri giovani a pensare che il mondo sia fatto solo di orrori …

Ci suggeriamo a noi stessi di pensare in positivo; ma cosa significa pensare in positivo?La nostra mente lavora in continuazione seguendo degli schemi appresi dall'ambiente circostante, famiglia, scuola, lavoro, amicizie. Spesso però questi schemi causano un pensiero limitante che può condurre anche a degli stati di sofferenza perché non offrono deglispunti positivi riguardo alla vita. Domando a Chiara, una ragazzina di 15 anni: “Lo ascolti iltelegiornale?”. Mi risponde con tono altezzoso: “Sono stanca di sentire il telegiornale perché mi rattrista udire angoscianti storie e tragedie di diversa natura; e poi i commenti di politici che si accaniscono gli uni con gli altri senza che facciano niente gli uni eniente gli altri, mi rendono infelice.” Chiara e molti come lei non comprendono più cosa significhi pensare positivo. I giovani di oggi sono attratti dagli spot pubblicitari e da modelli televisivi che altro non fanno che invocare valori effimeri: la bellezza, la moda, il gioco, la perfezione ovvero una felicità subdola. Da un lato abbiamo i media che proferiscono un mondo fatto d’immagini da photo-shop, perfetto, illusorio, da copiare e incollare sul proprio essere, dall’altro, un mondo fatto di orrori e di menzogne. In mezzo ai due mondi ci sta il vuoto, quel vuoto per cui i giovani tra i due mali, preferiscono scegliere quello minore, l’“effimero”, il “fugace”, il temporaneo che soddisfi quel bisogno inamovibile. Il piacere si prova in quell’ultima boccata di sigaretta, l’ultimo sorso dei tanti alcolici, l’ultima moneta spesa allo slot-machine; un vuoto che per forza di cose deve essere colmato. L’effimero s’insinua incalzante e allontana, gli uni dagli altri, da quei valori per cui un tempo erano condizioni di positività e che oggi sono smantellati. Un tempo, l’amicizia era una condivisione dell’uno e dell’altro, oggi, è un opportunismo; l’amore era un sentimento di accettazione dei difetti dell’uno e dell’altro, oggi, è una passione che nasce e muore. Anche il volontariato, un tempo era una predisposizione dell’animo ad accogliere le sofferenze altrui, oggi diventa strumento di egocentrismo di un falso agire. Un ruolo negativo, in questo circolo vizioso di cui tutti ne fanno parte, è svolto dalla tanta accreditata “tecnologia” che se, da un lato, ha portato l’uomo a essere al passo con i tempi, dall’altro, rimane il peggior nemico dell’umanità. Non possiamo incolpare i giovani, per un mondo che non va. Il pensare positivo chi lo deve trasmettere? Forse i media? Il cui unico scopo è di catturare l’attenzione dell’osservatore, ad assistere a eventi che trasmettono della negatività. Programmi ingannevoli, allenano i nostri giovani come ottenere facili guadagni, attraverso “giochi” studiati. Tutto intorno è sofferenza, disagio, allarmismi di certi programmi che sono volutamente progettati, per far aumentare l’odiens, ma per converso fanno crescere l’angoscia sui giovani riguardo alla vita; la sensibilità, ha la durata di pochi minuti, dopodiché si ritorna aridi. Tantomeno le scuole, non offrono funzionalità come dovrebbero, perché non esiste la figura dell’educatore, la cui formazione sia adeguata, ai tempi in cui viviamo; forse la famiglia avrebbe dovuto, oggi, fare molto di più, rispetto un tempo, visto il maggior dialogo che c’è tra genitori e figli, ma si tratta di un “dialogo viziato” fatto di “volere e ottenere” o addirittura nei casi più estremi, il dialogo dei genitori è delegato ai più sofisticati strumenti tecnologici. Chi non conosce l’ultimo modello di cellulare, che accoglie le più innovative opzioni di comunicazione. Nasce oggi la necessità di comunicare bene, con i propri figli, che vuol dire soffermarsi ad ascoltare più i loro silenzi che le innumerevoli parole.