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E’ notte profonda, in un caldo afoso quasi irrespirabile, m’incammino insieme a mia moglie, per raggiungere il mio amico Luciano e tutta la troupe, di una parte d’inizio del Borgo, padrone e dominio degli antichi pescatori. C’erano una volta il Borgo e i pescatori , con il silenzio infinito, nelle loro case appena accennate, dove gli attrezzi di pesca erano i padroni delle loro case, con le reti, i loro attrezzi, le lampare quasi squassate, le nasse, i sugheri, le ceste e i lettini in mezzo a loro, facevano da cornice, in questo disordine, ordine, per il loro riposo, dove l’odore del pesce era predominante e le narici respiravano l’odore del mare e del sale. Ma in ognuno di loro, c’era la piena conoscenza amorosa del mare delle proprie reti da pesca, che, quando non andavano a mare, religiosamente curavano e rinforzavano, se qualche pesce per la propria sopravvivenza le aveva lacerate. Quasi tutte le sere c’era la preparazione della propria barca, per la partenza per la pesca, curata con la solita gestualità maniacale, perché tutto doveva essere al proprio posto, per poterla operare e trovare anche nel buio della notte. E così, quasi tutte le sere, lasciando la riva e il paese alle spalle per raggiungere il largo, il più lontano possibile s’inoltravano nel buio più profondo, per abbandonare le reti nel profondo del mare e in totale silenzio ritornavano alla riva, con la speranza e l’attesa, l’indomani, di tirarle piene, per la propria sopravivenza. Gli anni di quella grande poesia che viveva la zona sono già passati, oggi a raccontarla sembra un sogno, ma era la realtà . La nuova generazione non so da quando e come , con la stessa intensità, religiosità ed emozione e tanta fatica sovrumana, vuole raccontare il passaggio di san Francesco, amico dei suoi marinai e patrono del mare, nel rione Borgo con “ l’Infiorata ”. Era notte fonda come dicevo, percorrendo via Garibaldi all’incrocio di via Fratelli Bandiera, si notavano da distanza, i numerosi visitatori accorsi per ammirare ed assistere alle fasi conclusive della preparazione. Raggiunto l’inizio del Borgo, oltre alla folla mi ha colpito il viale illuminato con dei piccoli ceri a forma rotonda piccoli con la fiammella appena accesa e tremolante, anche lei stanca, come le donne, i bambini, gli uomini, che hanno partecipato al grande lavoro di cesello, di pittura a mano, come tanti certosini; la stanchezza predominava in ognuno dei volti di coloro che, inginocchiati a terra, chini sull’asfalto, spalmavano con grande precisione l’impasto colorato, per distribuirlo sul disegno preparatorio di Luciano Armeni e dei suoi collaboratori. Sembravano tanti tatuaggi, che avevano preso d’assalto l’asfalto infuocato dal giorno trascorso. Ma non è stato sufficiente un giorno, si sono avvicendati altri giorni e parte delle notti, e la stanchezza e le forze sono arrivate al culmine. Intanto i visitatori si intrecciavano nel vicolo del Borgo ad ammirare quel grande capolavoro del viale infiorato: i vari tasselli curati nei minimi particolari disegnati e non fatti per caso, ma con un criterio e una logica ben precisa, dalla Barca del pescatore all’ingresso del Borgo, all’acquario con dei pesci, ai disegni e decorazioni di molti colori, per raccontare il Borgo e San Francesco Padrone di Bovalino.

Mi auguro che l’Amministrazione comunale dia maggiore attenzione agli organizzatori, concedendo un anticipo di qualche giorno in più per l’organizzazione, di questo grande evento, per farlo ammirare ai bovalinesi e ai forestieri ospiti nella costa Ionica e non farlo finire solo in un solo attimo con il passaggio di San Francesco. Sono sicuro che anche il Santo direbbe che ne vale la pena!

 

Domenico Savica