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mario occhiutoTrentuno persone indagate: 26 fisiche e 5 giuridiche e tra cui spiccano nomi di importanti professionisti e imprenditori nazionali, ma anche quelli dell’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini (71 anni), della compagna Martina Hauser (50 anni), ex assessore all’Ambiente del Comune di Cosenza, e del sindaco bruzio Mario Occhiuto (54 ani).

Il sostituto romano Alberto Galanti ha redatto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari relativo alla maxinchiesta della Procura capitolina su una presunta associazione a delinquere che avrebbe “dirottato” fondi pubblici destinati alla realizzazione di progetti ambientali all’estero.

La tesi degli inquirenti è che a beneficarne siano stati l’ex ministro, la Hauser (ritenuto il collegamento tra Clini e il primo cittadino cosentino) e lo stesso Occhiuto, che tramite delle società a lui riconducibili ha sviluppato diversi progetti in Cina finanziari dal ministero.

Secondo i magistrati Clini sarebbe stato il “promotore ed organizzatore” dell’associazione e gli altri indagati dei “compartecipi”. I reati contestati sono quelli di corruzione, abuso d’ufficio, turbativa d’asta e peculato.

Quanto al Sindaco di Cosenza, la tesi è che grazie a società a lui riconducibili, avrebbe sviluppato numerosi progetti nella Repubblica Popolare Cinese finanziati o cofinanziati con fondi del Ministero dell’Ambiente italiano e, nello specifico, dalla Direzione Generale già retta da Corrado Clini.

Occhiuto avrebbe nominato Martina Hauser assessore all’ambiente del Comune bruzio e sarebbe strettamente legato, anche da rapporti di affari, con Massimo Martinelli.

I PROGETTI IN CINA AFFIDATI AGLI “AMICI”

Sotto la lente degli inquirenti, dunque, alcuni presunti casi di corruzione: come quella paventata per la Comparto Italia, ovvero la stipula per conto del Ministero dell’Ambiente col Comune di Cosenza di alcuni accordi, come quello riguardante la promozione di progetti finalizzati all’analisi, riduzione e neutralizzazione dell’impatto sul clima, che aveva l’obiettivo di sviluppare un modello di “Comune sostenibile”.

Quanto al Comparto Estero, Clini, avrebbe fatto affidare a società riconducibili a presunti membri del sodalizio delle somme di denaro per progetti di efficientamento energetico in Cina, senza una procedura ad evidenza pubblica e senza alcun obbligo di rendiconto. In cambio avrebbe ottenuto denaro per sé e somme ed incarichi per la Hauser.

LE AZIENDE DI OCCHIUTO E LE OPERE A CARICO DEL MINISTERO

Le aziende riconducibili invece a Mario Occhiuto (ovvero la Mario Occhiuto Architetture, la MOA Architetture, MOA Srl e Oltrestudio Srl) sarebbero state selezionate da Clini e Massimo Martinelli, il primo grazie al suo ruolo al Ministero italiano e il secondo in Cina in seno al SICP (Sino-italian cooperation program).

I magistrati sostengono che senza procedure di affidamento concorsuale, le aziende avrebbero ottenuto gli appalti per l’esecuzione di diverse opere e servizi a carico del bilancio del dicastero dell’Ambiente.

In Cina Occhiuto ha progettato, in particolare, la nuova sede del Ministero dell’Ambiente a Pechino e il padiglione espositivo italiano a Shanghai.

Un rapporto, quello tra Occhiuto e Clini, dunque, che si sarebbe “rafforzato” con la nomina della compagna del ministro ad assessore all’Ambiente dell’ente bruzio.

IL “SISTEMA CLINI” E I CONTI “SCHERMATI”

Le indagini su quello che è stato definito come il “Sistema Clini” avrebbero condotto gli inquirenti a dei conti bancari cifrati che, secondo l’accusa, sarebbero serviti a “schermare” il reale destinatario di una di parte dei circa 230 milioni di euro che sono stati erogati per progetti internazionali (tra Cina, Montenegro, Macedonia, Iraq, Brasile, Messico ed Egitto) dal Ministero dell’Ambiente e dagli anni ’90 al 2014.

Un “sistema” che secondo l’accusa avrebbe permesso a Clini (ex ministro del Governo di Monti) e alla Hauser d'intascare parte dei soldi pubblici.

Sarebbero infatti oltre 112 i milioni di euro che ritiene siano stati dirottati verso imprenditori italiani considerati “compiacenti” e che avevano sedi delle imprese negli stati esteri interessati.

Il denaro sarebbe stato fatto circolare attraverso quello che è stato definito come “un vorticoso giro di fatture false”, per poi arrivare anche sui conti cifrati dell’ex ministro e della compagna.