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L’arte è un prodotto dell’uomo e come tale è influenzata dall’ambiente in cui esso vive. Ma non solo.

 

Nel centro di Bovalino, a pochi passi dal municipio del paese, si trova il laboratorio di un giovane artista del luogo, Diego Cataldo. Dentro, un divanetto, una scrivania e una serie di dipinti appesi alle pareti accolgono l’ospite di turno; e la discussione comincia:

  • Due parole sull’arte contemporanea in Calabria?

  • Possiamo dire che l’arte contemporanea in Calabria vede più che altro la partecipazione di artisti del catanzarese o del cosentino. Ma il problema da noi è che si parla di arte solo come fattore culturale, e questo non è vero. L’arte vive di una economia propria. Ci sono aste che battono artisti contemporanei a cifre elevatissime e un’artista di provincia riesce con molta fatica ad arrivare a questi eventi, appunto perché l’arte contemporanea è un sistema. L’assenza di musei e di gallerie nella nostra zona ci porta a conoscere di meno questo mondo e di conseguenza gli artisti che ne fanno parte. A Bovalino soprattutto mancano queste strutture e il cittadino perciò soffre la condizione della non conoscenza, non avendo i metodi e gli strumenti adatti per praticarla.

  • La scuola potrebbe essere una di queste strutture?

  • Io credo fortemente nella scuola ma penso che i bravi professori sono quelli che riescono a indirizzarci su ciò che più ci piace non quelli che stanno solo dietro una cattedra. L’arte, come la vita, è fatta di incontri che la influenzano, e un bravo professore dovrebbe agevolare questi incontri tra studenti e passato, perché noi non veniamo dal nulla. Noi veniamo da duemila anni di storia, da tutto ciò che sono stati i greci, i romani e tutte le altre civiltà. Abbiamo un sacco di autodidatta bravissimi, certo, però la scuola dà una formazione diversa, ti porta ad affinare la tecnica.

  • Da dove è iniziato il tuo cammino?

  • Si inizia fin da piccoli con l’imbrattare i muri, le tavole. Poi diventa tutto un percorso, si studia, ma senza scordare la presenza di quegli stati d’animo che poi escono fuori con il maturare.

  • Sei stato appoggiato dai tuoi genitori nella tua scelta di fare il pittore?

  • La mia era una famiglia intelligente in cui la cultura e l’educazione erano dei fattori importanti. La mia scelta è stata accolta bene perché hanno visto che lo facevo con serietà.

  • Che rapporto vedi tra il testo di Benjamin sulla riproducibilità tecnica, l’arte contemporanea e internet?

  • Walter Benjamin fa parte di quei tanti autori che mi hanno appassionato. Nell’era della riproduzione troviamo un rapporto concettuale dell’arte, ossia il concetto vale più dell’oggetto. Il concetto vale più del saper dipingere. La riproduzione è un discorso che poi entra nell’editoria e nei mass media e perciò ci si scontra con un’era che non si può non riconoscere. Una volta la pittura faceva il dipinto del re. Ora c’è la fotografia. Perciò potremmo dire che la pittura ha perso potere, o meglio ancora che il suo potere è stato ristrutturato in base al rapporto con le nuove tecniche.

Internet, come la televisione ti dà un’occasione; poi sta ad ognuno di noi decidere cosa è giusto e cosa non lo è. Siamo noi a stabilire in base alla cultura che possediamo il giusto, e con questo a definire col tempo se un artista merita di diventare un classico.

  • Cosa intendi per classico?

  • Un classico è un artista che nonostante il passare del tempo resta sempre attuale. Ci sono infatti anche artisti che restano storicizzati, legati a un periodo, e che tendono a scomparire con gli anni. Le visualizzazioni su internet perciò, per ricollegarci al media, lasciano il tempo che trovano. È la resistenza nel tempo che conta. Bisogna vedere quanto durano e con quale densità.

  • Il filo che collega le tue opere è l’erotismo giusto?

  • Stabiliamo innanzitutto cos’è l’erotismo: il corpo nudo non è erotico. L’apparato erotico più interessante è il cervello, perché ti porta a produrre, a fantasticare, ad avere delle idee che ti fanno pensare a cose che ti suscitano emozioni. L’erotismo ti deve dare un’emozione diversa dall’emozione che ti dà un quadro di una natura morta. L’impulso sessuale è un dato allo stesso livello dell’impulso dell’estasi dell’opera.

  • ma se è il cervello perché nei tuoi quadri si vedono solo culi?

  • Perché il culo, a detta i Tinto Brass, è l’unica faccia che non ti può mentire mai. Tante volte il corpo ha dei linguaggi naturali che il cervello non ha, nel senso che il cervello si avvale di sovrastrutture e architetture mentali che portano a dare determinate scelte e determinate conclusioni. Il corpo, il fisico, è un linguaggio a parte. E la cosa bella è proprio questo corpo, questa carcassa questo involucro sovrastato da un cervello pensante: immaginare la purezza del corpo con questa vivacità e malizia del cervello: qua sta l’associazione tra culo e cervello.

  • Che differenza c’è tra l’erotico e il porno?

  • È un filo sottile, una questione semantica. È come se dicessimo la fellatio e il pompino. È una questione di linguaggio, di approccio. Basti pensare che l’opera più pornografica della storia dell’arte è “Le dejuener sur l’herbe”. Perché? Perché questa opera si presentava con una donna nuda al centro e tutti gli uomini vestiti elegantemente attorno, lungo un prato sulla senna. A scandalizzare infatti non è la donna nuda ma gli uomini vestiti: perché quella donna si è denudata di fronte a quegli uomini? … perciò il porno cos’è? È quello scandalo che i nostri occhi vogliono vedere. Per me c’è poca differenza, è una questione di approccio più che altro. Non credo che se adesso vedessimo una scena nuda di un uomo e di una donna ci scandalizzeremmo, dopo tutto quello che passa in televisione e su internet. Ovviamente trovo molto più scandaloso l’immondizia in strada o la disoccupazione giovanile. Il pornografico sviluppa più l’azione che il pensiero. Sia chiaro che questo non significa che l’erotico è solo pensiero; (in quanto anch’esso è anche carnalità). Ma un substrato di pensiero a monte c’è; nel sorridere, nell’ammiccare, nel vedere e non vedere, si può lavorare in un modo più dubbioso, e col dubbio si possono dire delle cose che nel porno invece sono più dirette e violente. La trama, la storia, è importante, e non per la morale alla fine; la morale è per gli impiegati per la morale. Ma questo non solo per i film erotici. Se si racconta la storia di un calciatore non si parlerà soltanto delle punizioni e dei rigori.

  • E per quanto riguarda la figura dell’artista?

  • Chi dice che l’artista vive nel suo mondo dice scemenze. Mi da fastidio chi vive o si atteggia da tale. L’artista è una persona che lavora nel campo delle arti e oggi la normalità è il raggiungimento di un obiettivo fondamentale: “l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale” cantava Lucio Dalla.