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A Bovalino, nel cortile della scuola media, si è svolta una rappresentazione teatrale dal titolo “Storia di Salvatore Giuliano” organizzata dal Piccolo Teatro Umano e con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Bovalino. A interpretare la figura controversa del personaggio storico risalente al periodo del II dopoguerra, è stato il cantastorie calabrese Nino Racco. A introdurre lo spettacolo è Piero Leone, e per la logistica Antonella Iemma.

 

Il cantastorie, nasce come figura tradizionale della letteratura orale e della cultura popolare, che si spostava nelle piazze e raccontava con il canto, storie antiche e molte volte rielaborate, ma anche fatti o avvenimenti contemporanei. Il cantastorie era una biblioteca, un giornale ambulante, una figura che attraverso l’oralità colta prima, dialettale dopo, riviveva attraverso le parole, gesti e soprattutto emozioni e sentimenti, il racconto cantato di personaggi popolari.

Nino Racco è un cantastorie che differisce dall’antico menestrello proprio per la sua diversità di forma e di stile. Lavorando su se stesso è diventato l’uomo ibrido ideatore e creatore di un’arte che innesta uomo attore e personaggio in un contesto puramente teatrale. La continua ricerca del “” uomo e attore attraverso la cultura popolare e tradizionale è la condizione necessaria a creare una nuova forma di arte e quindi un rinnovamento della figura del cantastorie.

Il personaggio rivive in Nino Racco e con l’uomo si fonde, fino al punto di non comprendere chi è il personaggio e chi l’attore-uomo.  Un successo la sua performance. Nino Racco riesce a unire la sua visione rappresentativa del personaggio nell’uomo-attore che è.

Con la sublimazione cattura un’attenzione particolare da parte del pubblico quando inscena i suoi personaggi, creando intorno alla storia narrata una carica di suspense che si protrae fino alla riflessione.