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La Battaglia di Maida o come la chiamarono i francesi Battaglia di Sant’Eufemia fu un piccolo evento bellico che ebbe luogo il 4 luglio 1806 nella piana lametina e che segnò l’inizio della disfatta di Napoleone. Protagonisti dello scontro furono da un lato gli inglesi, che il 30 giugno 1806 sbarcarono nel Golfo di Sant’Eufemia e si accamparono nei pressi del Bastione di Malta e dall’altro i francesi, che avevano già occupato il territorio calabrese e che vedendo sbarcare un importante contingente militare inglese prepararono le loro truppe sulle alture della vicina Maida. Le operazioni militari si svilupparono nel corridoio compreso tra gli antichi corsi fluviali del Sant’Ippolito e dell’Amato, cioè nell’aerea meno praticabile per la presenza di acquitrini. Tutto finì in poche ora e per i francesi fu una disfatta, la prima.

Abbiamo chiesto al Colonnello Moschella, studioso di storia militare e autore del libro “Anatomia di una disfatta, la battaglia di Maida del 4 luglio 1806” di raccontarci meglio cosa rappresentò questa battaglia.

 

Colonnello, perché la battaglia di Maida fu tanto importante?

 

Una battaglia di poche ore, avvenuta nell’estrema periferia continentale, che coinvolge poche migliaia di uomini, non dovrebbe avere nemmeno la dignità di essere chiamata battaglia, sarebbe quasi un fatto folcloristico locale. Invece questa battaglia acquistò un’importanza straordinaria nell’evoluzione della storia militare e nell’arte della guerra. Perché oltre ad essere stata la prima vittoria degli inglesi contro i francesi sul territorio continentale, furono per la prima volta utilizzate delle innovazioni tecniche e organiche che dopo il “collaudo” positivo vennero poi utilizzate nella guerra Peninsulare che avvenne sul territorio della Penisola Iberica e che insieme alla Campagna di Russia e alla Campagna di Germania determinò la caduta di Napoleone.

 

Come mai fu scelta proprio la piana lametina?

 

L’obiettivo degli inglesi non era quello di invadere e conquistare il Regno di Napoli, ma era quello di proteggere la Sicilia e allo stesso tempo creare danni al nemico interrompendo le vie di comunicazione. Questo si poteva fare solo nella piana lametina vista la sua posizione baricentrica in Calabria.

 

Il territorio venne coinvolto in qualche modo nello scontro?

 

Anche se i francesi avevano tirato la Calabria fuori dal Medioevo, l’occupazione era mal vista dai locali sia per le razzie che i soldati francesi facevano per sostentarsi, sia per i costumi che questi portarono in Calabria, che erano visti come contrari alla religione e alla morale. Dopo la sconfitta di Maida esplose in tutto il territorio calabrese l’insorgenza. I nicastresi si fecero forza e si ribellarono alle poche truppe francesi che erano di presidio a Nicastro visto che il grosso delle truppe erano concentrate a Reggio. Gli insorgenti fecero delle cose terribili, uccisero il comandante delle guardie civili, gli cavarono gli occhi e lo crocifissero, e dopo trucidarono tutti i soldati francesi feriti, ricoverati nel Convento di San Domenico.

 

Ma questa battaglia che lei definisce così importante come mai in Calabria è sconosciuta?

 

Questo è un problema dell’Italia e della Calabria in particolare. E’ in sostanza un fatto culturale. Le altre nazioni vanno fiere della loro storia.

 

Questa battaglia si studia sui libri di storia inglesi e ad essa è addirittura dedicata una stazione della metropolitana di Londra. Invece, in Calabria nessuno la conosce e quando arrivano i turisti inglesi o francesi e chiedono di visitare il luogo ove avvenne la storica battaglia nessuno sa nemmeno di cosa stiano parlando.

Questo fatto storico così rilevante potrebbe essere per il comprensorio lametino una vera risorsa. Avete presente quando si dice che con la cultura non si mangia, beh non è vero, questo è un esempio pratico di come la cultura possa rappresentare concretamente un modo per far girare l’economia di una città. Al di là dell’importanza di recuperare la memoria storica di un fatto così importante e molto conosciuto all’estero, valorizzare questo evento potrebbe portare importanti flussi di turisti (inglesi, francesi e più in generale appassionati di epopea napoleonica) all’interno della città. Ogni anno migliaia di turisti inglesi e francesi atterrano all’Aeroporto di Lamezia e si dirigono direttamente nei grandi Resort di Pizzo o Tropea, mentre apponendo semplicemente delle targhe commemorative e preparando delle brochure turistiche si potrebbe fare in modo di far entrare questi turisti in città, per visitare i luoghi interessati dalla vicenda (ad es. Bastione di Malta, Chiesa di San Domenico) e di conseguenza spendere sul territorio. Insomma un piccolo impegno per un grande risultato.

 

Danilo Greco

( GA ) Giovani delle Acli

Circolo don Saverio Gatti – Lamezia Terme