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Garibaldi, Verga, Virgilio, Papa Giovanni XXIII, Aldo Moro... Studiati a scuola o semplicemente sentiti nominare, tutti abbiamo in mente un'idea, spesso errata e stereotipata, di questi illustri personaggi che hanno fatto la storia d'Italia e non solo. Quasi nessuno invece conosce qualcosa di altri personaggi, nostri concittadini del passato, a cui il nostro paese ha dedicato, come gli altri nominati sopra, vie e strade. Nomi che ripetiamo ogni giorno, ma che per noi non hanno nè un volto nè una storia. L'intento di questa rubrica è quello di tirar fuori dall'oblio questi nostri meritevoli avi.

 

Il primo di cui vogliamo, in poche righe, tracciare un profilo è Francesco Calfapetra.

Qundo questi morì,il dott. Francesco La Cava fece scrivere sulla sua lapide (altro grande uomo di cui narreremo la vita nell'articolo della prossima settimana): "Da questa sua patria mosse al martirio e alla gloria la virtù eroica di Francesco Calfapetra. A Capua Il 1 ottobre 1860 strappando ai nemici la bandiera borbonica conquistò l’immortalità. A Bezzecca seppero gli austriaci il valore del suo braccio. Amico di Mazzini meritò la lode ed il sorriso di Garibaldi. Qui giace il corpo suo greve, l’anima fiera ed indomita veglia ancora dall’alto".

E' il riassunto di una vita spesa per gli ideali in cui credette ,per tutta la vita, sin da giovanissimo: la Patria e la Libertà.

 Ideali indottrinati,fin da piccolo, dai genitori Filippo Calfapetra e Rosanna Lentini, da cui nacque a Bovalino il 2 giugno del 1830. A soli 18 anni, durante i moti del 1848, dimostrò già il suo valore, assaltando la torre Scinosa di Bovalino e impadronendosi delle armi custodite all'interno per portarle agli insorti della Piana di Gioia Tauro. Arrivò sul posto a rivolta stroncata, e lì venne arrestato. Pagò così il primo contributo ai suoi ideali: prima cinque anni di carcere, poi tre di esilio sotto sorveglianza. Scontata la pena partì per il servizio militare a Napoli, dove insegnò ai figli dei militari, educandoli ai principi nazionalistici. Il suo passato, e i continui ammutinamenti fra i soldati, lo resero sospetto fino a portare al suo arresto, nuovamente. Durante un trasferimento, riuscì a fuggire e si unì al Comitato d'Azione Insurrezionale, che gli affidò un corpo di 200 volontari. Poi lo inviarono a Potenza, per addestrare le nuove leve.

Nonostante l'offerta del grado di Maggiore, rifiutò per unirsi ai garibaldini. Il primo ottobre del 1860 partecipò alla battaglia del Volturno col grado di capitano. Nel 1862 incontrò personalmente Giuseppe Garibaldi. Nel 1866 si riarruolò nel II Reggimento Volontari nel Tirolo, per combattere nella Terza Guerra d'Indipendenza. Qui Garibaldi stesso lo mise alla guida dei "Volanti", un corpo scelto, destinato a marciare velocemente verso il nemico e compiere i primi attacchi.

Terminata la guerra e realizzato quello per cui aveva combattuto una vita, stanco e pieno di acciacchi, tornava finalmente a Bovalino, celebrato (e poi presto dimenticato) dai suoi concittadini. Morirà il 19 febbraio 1908.