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Il “Bando Biomasse” varato nel lontano 2011 dal ministro Passera è finalmente giunto alla fase dei finanziamenti concreti. Le agevolazioni per i progetti nelle regioni dell’obiettivo convergenza (Calabria, Campania, Sicilia e Puglia) ammontano a 115 milioni di euro, di cui quasi 14 milioni sono stati aggiudicati a quattro piccole aziende calabresi.

Serviranno a realizzare impianti certamente non grandi (compresi tra 1 e 4 Megawatt), che forniranno energia da fonti rinnovabili e dovrebbero garantire un minore impatto ambientale rispetto alle grosse centrali già presenti in Italia e nella nostra regione.

Nonostante siano spesso più pulite del carbone e del petrolio, le energie rinnovabili non sono tutte buone a prescindere ed è importante che siano prodotte con criteri adeguati, nel rispetto della sostenibilità ambientale e sociale, oltre che con la giusta efficienza ed efficacia, tenendo presente anche di come verranno distribuite ed utilizzate.

Questo vale anche per l’energia da biomasse, cioè per quel tipo di energia derivante da prodotti di origine forestale o agricola, prodotta bruciando legna, cippato, pellet, olio vegetale o biogas (miscela di gas prodotti dalla fermentazione di rifiuti di origine vegetale, animale o dal trattamento di rifiuti urbani).

E’ opportuno ricordare che nella nostra regione esistono già mastodontici impianti alimentati a biomasse, come le centrali di Strongoli, Crotone e Rende, che sono tra le più grandi d’Italia (quella di Strongoli, a legno cippato, è tra le più grandi d’Europa).

Alcuni di questi impianti, tra i numerosi problemi socio-ambientali che presentano, spesso utilizzano materie prime provenienti dall’estero o da colture di tipo intensivo, annullando di fatto la sostenibilità del sistema, che dovrebbe essere garantita da materiali a “km zero” e, soprattutto, dagli scarti di una corretta gestione agricola e forestale.

Dovrebbero essere ridimensionate in modo deciso le grosse centrali, oltre che incentivati i piccoli impianti più efficienti e a minore impatto, operazione già prevista dalle nuove direttive nazionali (certamente ancora migliorabili).

Il “Bando Biomasse” sembra dunque andare verso la direzione giusta, ma solo in parte.

Siano benvenuti i piccoli impianti, ma solo quelli davvero ecosostenibili.

Ma sempre nell’attesa di un piano di sostenibilità reale e non solo parziale - o, peggio ancora, solo apparente - che comprenda un utilizzo più equilibrato delle risorse naturali nazionali e regionali (biomasse comprese) e una dura lotta alle speculazioni delle grandi aziende che, fregandosene dell’ecologia, cercano solamente facili profitti.

G. Christian Richichi