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Io credo d'essere affetta di Relativismo, credo di dar peso a ciò ch'è inconsistente, e tutto ciò che è impalpabile. Spendo energie e investo sentimenti nel nulla più profondo, nell'ansia di ciò che non sarà mai, nell'opportunità che se n'è fuggita dal repertorio delle mie potenziali "adempienze".

Gli amori fugaci mi attraggono, è là dentro che brucio roventemente i miei serbatoi di ansie, caricandomi di adrenalina e aspettative mezzo corrose. E... Dio, se amo. Amo come quei galeotti rinchiusi e degenerati nelle gattabuie medievali, che non hanno più annusato l'odore femminile della libido più profana, amo come una bestia sanguinaria, come uno scaricatore di porto triviale e pretenzioso, come una fiera che dilania una gazzella inerme, con una dolcezza post dolore. Amo certo che sì. Ma malamente, come il corridore troppo affrettato dissipo le mie energie allo start, convinta di superare i contendenti, che più strategicamente scaltri si dosano viceversa da me, giungendovi all'approdo o all'apogeo, che dir si voglia... suvvia! E mi guardano poi dall'acme sorridendo sinistramente, perché la Costanza è una componente che mi contraddistingue non come si conviene, mi contrassegna al contrario, nello svolgersi della sua stessa mancanza. E' che io non assumo mai una posizione troppo deterministica, il drastico lo lascio ai dotti convinti. Io una realtà non credo esista, preferisco i Reliquari Montaliani, e annoverarmi nella razza di chi disilluso vede il mondo evolversi e scaltrirsi, mai partecipando appieno, se non come pedina agognate che osserva ciò che non avrà mai, ciò che neppur brama, ma che s'incaponisce a realizzare. Amo le menti contorte, e non conta se mi hanno intortato e abbandonato, molto arguti, meritevoli di stima, perché m'hanno preceduto, e anteceduto brillantemente. Io non son di nessuno, io mi sparpaglio nel vento, che mi dissemina le vene d'ebbrezza e non mi lascio influenzare se non deliberatamente. Non soppeso mai, io non doso, io fluisco. Una piena sarebbe forse in grado di modulare il suo straripamento? Di stillare tutte le sue gocce e mentre le enumera di catalogarle? Sono spiacente, arguisco che proprio no. Chi mi sta accanto sa che sono una bomba ad orologeria, la differenza sta nel "boom", nefasto o catartico? Chiedetelo alle variabili indipendenti e psichiche che mi veicolano, io certo non saprei fornirvi la verità. Rimbaud, Rimbaud, Rimbaud, Laggiù a sfidare dèmoni, satiri dal piede caprino e a redimersi dalle inculate con Verlaine. Ma redimersi da che? Corri Art, ama, ama e scorri, lì nella lava che a tutti ci attende. Nessuno è esonerato dalle fiamme Art. O qui nella terra o lì nell'onirico. Perché siamo tutti deboli, tutti che incaparbiti convinti di non dipendere da nulla. Ma non dipendiamo in molti dall'indipendenza forse? Siamo schiavi ignari di forze che modulano e veicolano la nostra futile convinzione di agire con cognizione di causa. I poeti, gli scrittori... se ne fottono del dato empirico, e delle vostre idee, vi schiaffano in faccia le realtà che non avete le palle d'osservare e ai cui rifuggite inutilmente, tentando di schivare gli spintoni dietro una coltre di etichette e moralismi che dovrebbero essere le vostre linee guida, invece vi traviano. Ma li vedete i disadattati e i derelitti che giacciono sulle panchine? Invece di intimorirvi scrutate bene la vita che s'accalca insieme alla polvere indisturbata. Sognate a occhi aperti, perché anche se ripudiereste questo bi-sogno impellente, ottusi da troppa gravosa razionalità combattereste contro l'incorporeo, destinati a perdere... prova ne è che quando siete spudoratamente convinti di qualcosa, state già o sognando o sragionando: niente è quello che è e tutto lo è "All inclusive" come bandiscono le pubblicità che ci ottenebrano la sagacia. Il terreno si sfalda sempre sotto i nostri piedi... chiedetelo a Fifì o Cirlinciò, a Vitangelo Moscarda, a Zzì Dima Licasi, a Mattia Pascal. Risponderanno ai vostri quesiti inutili. Ho scelto Lettere perché è l'unica cosa concreta che dia un senso alle mie speculazioni perfettamente inutili..."Ma che Letteratura! Signori, questa è vita!"