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Era lì immersa tra le tante elucubrazioni, avete presente i rovelli tipici degli esseri umani? Quelli in cui ci disperdiamo perennemente, che nel loro andirivieni lasciano permanere in noi un senso d'irrisolto per diversi attimi? Proprio quelle.

 

Solo che in lei erano sopraggiunte da che aveva memoria, quelle domande. No, non l'avevano più abbandonata, così ora era inabissata nel botro sconfinato dei "perché". Il quel pozzo affioravano sempre nuove domande, le risposte non volevano saperne di scolpirsi, di farsi cosa concreta, e i quesiti affioravano sulla sua pelle come affiorano i tendini sotto uno scampolo di stoffa rossa. Unica certezza: era consapevole che prima o poi la mente si sarebbe schiantata, si sarebbe sfracellata nel tentativo di smettere di porsi quesiti, era uno sforzo troppo immane quello, quello di darci un taglio. Era notte e se i suoi avrebbero smesso di russare si sarebbero potuti udire gli sproloqui che aveva intrapreso col suo alter ego: "Amore" bofonchiava e si sussurrava... "Amore è la chiave, che t'apre le porte segregate, amare è la lamina tagliente che a basso ventre ti solletica scartavetrandoti l'arsura, l'aridume. Amore è quel sorriso lì, concreto nel fermo immagine sempiterno che si cristallizza nel ricordo. E il ricordo è incorporeo. Ciononostante non s'annienta un ricordo, non s'estingue mai infondo l'intangibilità. Esso poggia su una mensola interna e in bella vista lo si può scorgere dardeggiare. E irradia sempre, irradia quando i geloni troppo pungenti ti intorpidiscono le mani, quando la nebbia la respiri copiosa come un fluido, ecco in quelle mattine tristi il ricordo t'irraggia dentro, e ti infonde pace, ti incute timore. Il timore malinconico tipico delle cose che non tornano, delle cose che son passate. Ma è così dolce veder trascorrere la vita, saper che non tornerà, che si evolve mentre avviene, e che finché hai potuto quando quel passato non era ricordo, ma era realtà ti sei sfiancata senza soluzione di continuità per viverlo come si conviene... come meritano le cose belle, le sensazioni che ti montano da dentro, per inciso come monta una furia incontrollabile". Così dialogava in un monologo con se stessa. Ma neppure s'ascoltava perché parole non erano, erano attimi informi che avrebbero voluto esprimersi così come son descritte, ma che illustrandole le depredi sempre un po' di magia. E seguitava senza posa a ripetersi"...Ché poi il mio vagare mi ha sempre regalato disinteressatamente tanto vissuto, mi ha fatto di dono di rapporti inclassificabili così belli, che amo, nonostante i comportamenti inopportuni degli esseri umani spesso li recidano violentemente lasciandoti l'amaro in bocca, ma questo è irrilevante, perché la mia esistenza è stata pur sempre tratteggiata dal sapore di un'altra vita, di un'essenza irripetibile, e nonostante gli squarci ho imparato a fiutare le esistenze altrui, nonostante spesso questi rapporti amorfi vengano troncati senza motivazione, continuo ad amarli, sempre a prescindere, hanno in fin dei conti solcato la mia anima, anche se implicitamente. Cos'altro ho imparato poi? Forse che le parole sono mutevoli come la vita, e che le ho scelte e le ho preferite a tante genti, a tanti individui, perché le parole son sempre sincere, è l'essere umano che ne fa un utilizzo improprio. Sì, le parole, non hanno una definizione, hanno tante personalità come gli uomini, dipendono sempre da un contesto ben preciso i loro comportamenti semantici. Ho imparato poi che all'insicurezza si supplisce con un sguardo, ho imparato che l'amore ti carica di una forza inaudita, che irrora le tue vene di possanza, e che gli alberi intorno a te nonostante possano essere brulli e intirizziti stormiscono senza vento. E' tutto così stupefacente quando si è innamorati, si muta identità, ci si metamorfizza in esseri supremi, si trasumana, anche se possa apparire assurdo che le gambe tremule ti vengano meno, e che l'eccitazione alteri la tua vista senza che tu sia miope. Chi ama, ha sempre una giustificazione in tasca pronta per l'utilizzo e preconfezionata, da sguainare per la difesa dell'amato. Poi mi chiedo, si può amare l'altro se non si ama se stessi? Sì, si può. E nonostante sia paradossale si può amare l'altro senza amare se stessi, e anzi ci si carica anche di quell'amore, di quella foga, tanto che anche le rughe si spianano, che i giorni passano avvampando lasciando scie informi, o non passano mai, rimangono incuneate in minuti eterni..." Così ponderava, e la notte passava, mentre fuori nevicava e dalle finestre filtrava un'alba ibernata e flebilissima, fioca, foderata. Ma nessuno udiva quei pensieri, perché i suoi russavano troppo forte, e il gatto non aveva tempo da perdere, invece che udire insensatezze, optava per le fusa al termosifone...