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Il corpo non dimentica, ci avverte Violetta Bellocchio autrice-testimone del suo stesso libro. E' una storia come tante quella che si sviluppa tra queste righe e questo inchiostro zuppo di dolore e forza di volontà, forza di rimanere a galla, ma anche una storia unica e personalissima. Violetta ci narra la sua esperienza da alcolista, un'esperienza che si svolgerà dai venticinque ai ventotto anni, ma che continuerà a contaminare la sua vita, a plasmarla per sempre. Perché dall'alcolismo certo che si può uscire, ma non si può dimenticare, non si può scordare. Il corpo e' sempre pronto a rammentarti quello che è accaduto. Quando un'esperienza forte e traumatica ti si incastra dentro e diviene parte di te, un prolungamento oscuro ma anche un grido. Un urlo straziante e commovente che sta ad indicare un impetuoso ' ce l'ho fatta!' Una catarsi purificatrice dopo la tempesta non può essere scordata. E' una lotta quella di Violetta? combattuta sul ring della precarietà, dell'insicurezza, del 'farsi Schifo' da sole ma anche della rinascita, perché non ci deve essere meraviglia vittimistica o eroica, ma neppure una sorta di ripulsa nella esperienza devastante dell'alcolismo. E' una brutta avventura, un incubo, che col suo moto impetuoso tra picchi di fiamma e di degrado inebria mentre disfa corpo e cuore. Come se l'autodistruzione attirasse nel suo dannato mondo di corruzione e ribellione. Ma Violetta, c'insegna con toni crudi e accesi, realistici, carnali e forti -senza andare troppo per il sottile-, che non c'è nulla di romantico nell'alcolismo. E' un fiume che travolge e lascia stesi senza forze, come se gengive e denti venissero squassati a calci, calci nella bocca, nelle reni, un epicentro di sussulti eccitante e doloroso. Violetta si fa spazio tra le pagine con grande audacia, con una prosa che graffia oltre pelle, che brucia come sale sulle ferite. Un realismo verghiano il suo, molto truculento e diretto secondo la scuola bukowskiana del dire. Violetta viene aiutata da Meredith, psicoterapeuta e amica d'anima. Colei che elargira' ausilio al fine di riesumare il fantasma persecutore di ciò che Violetta stessa era prima, quando l'alcolismo la governava facendole per la vergogna nascondere le bottiglie vuote sotto al letto, durante quella notti in cui si svegliava incosciente e alienata, le notti interminabili del 'non so chi sono' . Piano piano la protagonista tirerà fuori attraverso parole chiave fornitele da Meredith tutti i pezzi di ricordo taglienti come cocci di bottiglia. Sarà allora che ogni ricordo equivarrà a un ossicino di quel fantasma, dissotterrato dagli anfratti reconditi del suo stesso corpo, e che pian piano la svuoterà di tutte le macerie. Ma Violetta alla fine scoprirà che per andare avanti non occorre che il fantasma si dissipi nel nulla, sarà sufficiente accettarlo. Una cicatrice a testimonianza dell'accaduto. Un giorno forse la medaglia per essere riuscita a non annegare nel torbido fiume dell'ebbrezza. 

Di -Chiara Nirta-