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Il vento soffiava forte a San Giorio, si insinuava fra i seni delle montagne tagliando come lamelle sulla pelle lesa di un innocente. La Valle di Susa era un Sud all'incontrario, ma del Sud aveva l'irto, il selvaggio e il sogno oscuro dell'uomo che si vuole riconciliare con la natura senza schemi, senza autosabotaggi inconsci che lo allontanino dal primordiale. E poi c'era Torino questa sera, Torino adornata dalla Luna e da Venere, dama di compagnia altezzosa e sublime. Un bambino sgambettava e saltellava al ritmo della vita che gli adulti non sanno più suonare, no, neppure percepire. Aveva una sinfonia permessa solo agli innocenti, non più ai vecchi vissuti disillusi. Lui aveva colto quel componimento, quella danza col mondo segreta e indecifrabile agli occhi di chi vede e non sa più guardare, oltre. Ne mappava la traccia sul marmo che confinava il portone, ne delineava i suoni col tamburellare della frenetico che gli è stato concesso per comunicare anche quando non c'è niente da dire o l'altro non saprà ascoltare. Qualsiasi superficie è uno strumento adatto per convertire l'energia della vita, per sfogare e dare un volto a quel fuoco sacro che mantiene un artista in uno stato alterato di vitemmorte, al confine con dimensioni che ai mortali non sono concessi. C'era la luna e il cielo terso a Torino. C'erano poi visi, i nostri, che non erano più maschere, non trasudavano bugie né ipocrisie, non c'era bisogno di difendersi da niente, neppure di capirsi, la comunicazione è energia ed espressione, non è nozione e neppure parola necessariamente, ma un vissuto comune di vite diverse che diventano uguali nel loro sovrapporsi, colmandosi, bastandosi, completandosi, l'algoritmo non sgarra, si mantiene costante e furioso, come la passione dell'Orlando. C'erano dei tavolini ed era tutto perfetto, tranne la gente. Quella in un modo o nell'altro ci schifa sempre, sia direttamente che viceversa. Eppure se uno ci pensa non c'è odio per i poveri d'Amore, c'è solo tanta pietà e comprensione.Quindi Amore lo stesso. La paura ho capito, non è più un limite, ma qualcosa che ti salva. La paura salva, se uno scava abbastanza a fondo lo capisce, cosa voglio dire. Torino è stana, da città d'ombra a El Dorado. Da qui la solita tesi, gli opposti non si escludono, se si integrano, i contrari generano equilibrio... Siamo edificati sui vezzi di ossimori paradossali e la soluzione è solo dentro di noi. Noi siamo ovunque, siamo tutti i posti del mondo, pur rimanendo sempre qua.

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