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O sant’asinità, sant’ignoranza ,

Santa stolticia e pia devozione,

Qual sola puoi far l’anime sì buone,

Ch’uman ingegno e studio non l’avanza,

Non gionge faticosa vigilanza

D’arte qualunque sia, o ‘nvenzione,

Né de sofossi contemplazione

A ciel dove t’edifichi la stanza.

Che vi val, curiosi, il studiare,

Voler saper quel che fa la natura,

Se gli astri son pur terra, fuoco e mare?

La santa asinità di ciò non cura;

Ma con man gionte e ‘n ginocchion vuol stare,

Aspettando da Dio la sua ventura.

Nessuna cosa dura,

Eccetto il frutto de l’eterna requie,

La qual ne done Dio dopo l’essequie.

 

Il culto e la denigrazione dell’asino:Michel de Montaigne dedica nei suoi saggi un piccolo e significativo interesse a questo animale, apostrofandolo con il termine »Énerie, l’equivalente bruniano di asinità. Il filosofo attribuisce all’asino il titolo di animale contemplativo, ne sottolinea la natura riflessiva e meditabonda, elevando al rango di filosofo.

Giordano BRUNO manifesta l’ottusa devozione del cristiano di seguire i precetti della chiesa e della comunità che non si cura di comprendere né il mondo, né l’universo, ma solo di seguire i precetti comandati dalla chiesa e dalla comunità di cui fa parte. Quest’ultimo atteggiamento incarna l’identità, così gradita alla chiesa, poiché l’ignoranza germoglia fede.

L’ambientazione è sempre la stessa: la Madonna con Gesù, San Giuseppe, il bue e l’asinello. Un ritratto scenografico che impeccabilmente ritorna ogni anno nelle case, nelle chiese, nelle piazze. Non vi sono notabili, nobili, massoni e potenti accanto a Gesù, ma semplicemente due bestie, che impongono uno sguardo. Il bue e l’asinello sono gli altri personaggi, che riconoscono il loro padrone; il bue riconosce il suo proprietario e l’asino la greppia del padrone.

Il presepe sintetizza la povertà, la semplicità, l’innocenza divina di Gesù, la serenità di Maria, il silenzio di Giuseppe, gli sguardi attoniti e meravigliati del bue e dell’asinello, attori non protagonisti, voluti a testimoniare un risentimento del Signore nei confronti di Israele, fenomeno tragico e drammatico che turba tutta l’umanità, proprio in questi ultimi giorni della natività di Cristo a Gerusalemme.

 

L’asino figura essenziale della nascita di Gesù, nel suo sguardo s’intravede il senso di una profondità della visione , lo guardo dell’asino è frastornato dalla bellezza divina e nella semplicità della ragione del cuore.

Povero mio paese, ti scrivo per l’ultima volta, per farti i miei più sentiti e affettuosi auguri di fine ANNO 2017, ti scrivo per dirti che non ti riconosco più, i delinquenti politici, ignoranti, analfabeti, arrivisti, affaristi che hanno gestito disgraziatamente il tuo territorio, ti hanno svenduto per quattro soldi, incorporandoti alla confinante Rossano, ai Massoni, ai poteri occulti della Massoneria deviata ed a pseudo associazioni UNO, CENTO E NESSUNO.

Questi lestofanti, disonesti, ladri politici, ti hanno cancellato dalla storia, dalla geografia, dalla gloriosa cultura della “MAGNA GRECIA”, dalle bellissime tradizioni popolari, oggi sei rimasta sola, abbandonata al tuo destino, senza luce e senza vita sociale, sei una città invisibile, fantasma, MORTA. Ti ho lasciato tanti anni fa, per i miei molteplici impegni accademici, ma non ti ho mai dimenticato, un paese vero, fatto di uomini veri, di umanità e valori che hanno avuto il profondo senso di vivere bene insieme. Ma, oggi, dove sei paese mio? Non sei più quel semplice paese, borgo natio dove sono cresciuto, tale da farti riconoscere come borgo ideale, dove rifugiarsi, per ritrovare insieme agli altri, il meglio di se stesso.

Questi falliti nella vita e nelle professioni, arricchiti nella politica, senza alcun titolo di studio, hanno dimenticato il meglio di te: le tue origini, la tua storia ma soprattutto ti hanno cancellato dalla geografia.

Un tempo anche nella povertà e nella semplicità delle cose, sapevi apparire ricco e bello. Oggi , purtroppo, grazie a questi miserabili, continui a scivolare nello “sgaruppo”, del degrado morale e materiale; continui a produrre indifferenza umana; continui a vivere di presente ed a rifiutarti di pensare ed agire insieme per cambiare il tuo destino, povero paese mio, sei stato distrutto, non parli più, ti sei ammusonito, balbetti per non farti capire, sei un paese, ormai indifferente a tutto, non sai stare più insieme, non sai ricercare un cammino d’insieme, dialogando, ragionando e tendendo la mano per fare una forte catena umana con le radici basate, prima di tutto sulla tua umanità paesana. Pensi poco a te stesso, vivi distrattamente il tuo presente, assorbi in modo compiaciuto, tutte le idiozie mediatiche, tutti i prodotti di un apparire invadente che ti portano a volere sempre di più un grande bene allo stomaco insaziabile, con tanta indifferenza per la mente, per il pensiero, per la morale, per l’etica comune e condivisa, per il sapere fortemente legato al mondo naturale e dei campi da cui con grande spirito di sacrificio, hai saputo trarre il necessario per il tuo vivere e per quello dell’insieme sociale della tua gente. Oggi non pensi positivo; oggi svenduto, ormai rassegnato, da indifferente e senza protagonismo, hai delegato agli altri, ai delinquenti, ai corrotti politici conniventi di mafiosità, tutto di te stesso e pretendi di vivere con quello che gli altri ti danno. Povero mio paese, come sei finito male, chi poteva immaginare questa triste fine di capodanno 2017 la tua ESTINZIONE.

Povero paese mio! Con te che non esisti più, non solo il tuo mondo paesano, ma il mondo in generale, è tanto diverso da come ero abituato a conoscerlo. Vedo soffrirti in silenzio, nell’indifferenza dei più, il tuo mondo è in solitudine, dove ormai vige il privilegio dei pochi a tutto danno dei più.

Assisto con profonda amarezza e impotenza alla tua tristezza, non vedo neanche le rondini né il cielo di una volta. Le chiese appaiono disadorne, i santi ammutoliti, la Madonna è in cielo. L’incenso asperge fumi di indifferenza, gli scanni vuoti, le preghiere mute non si odono. La chiesa non è più una fabbrica sacra, le case si arricchiscono di grigio, non ci sono più i colori di una volta.

Corigliano, purtroppo non è più quella bella città dove ho vissuto e conosciuto durante la mia infanzia, quando la miseria ci logorava gli indestini, un paese in cui si sentiva il senso forte della fratellanza, amore di famiglia, i cui figli crebbero con educazione e rispetto verso il prossimo, oggi al contrario, viviamo di egoismo, corsa al benessere, anche a spesa della povera gente.

In questo triste contesto, mi sento fortemente legato al mondo dei giusti; al mondo dei diritti negati e delle violenze dell’uomo sull’uomo. In quanto uomo, alla ricerca, prima di tutto, del valore della vita, mi appartiene ed appartiene a questo mondo, giorno dopo giorno lo faccio sempre più mio, impegnandomi a costruire non con l’aiuto dei potenti che un giorno saranno cancellati, in quanto indesiderati dalla loro Terra resa disumana, ma con gli ultimi, con i rifiuti viventi, camminerò insieme, per costruire un mondo nuovo, un mondo migliore con al centro l’uomo, portatore di amore e di pace e non il potere, i privilegi e/o l’inumanità del prevalere violento sugli altri. Nel mondo in cammino, alla ricerca di una nuova visione della vita umana sulla Terra, ci sarò anch’io; sarò al fianco di tanti che si sentono impegnati a costruite ponti di pace ed un mondo nuovo, tanto sentito ed auspicato da Sua Santità Papa Francesco.

Un grazie e un sentito affettuoso augurio a tutti i miei concittadini, anche a tutti coloro che hanno contribuito a distruggere il paese, sarà la storia a fare giustizia, in particolare a quanti si sono impegnati quotidianamente per dare il proprio contributo a migliorare la vita cittadina. A tutti giunga l’augurio più sentito e sincero di festa , che sia ricco di serenità e speranza per un futuro migliore.

 

Prof. Giovanni FERRARI

Dipartimento Studi Umanistici

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI NAPOLI “FEDERICO 2”