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29694963 10215778248753075 1097882759112049191 nDomenica di Pasqua

"Ma l'angelo disse alle donne: <<Non abbiate paura! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. E' risorto>>" Mt 28, 5-6

Il giorno di Pasqua è uno dei momenti fondamentali della liturgia cristiana e una delle ricorrenze che maggiormente ha ispirato la cultura popolare. Sono due aspetti spesso collegati tra loro. E' un giorno di grande gioia e festa: si commemorano la Resurrezione di Cristo e la liberazione dalla schiavitù del peccato; dopo giorni incentrati sul dolore e la morte, si festeggia il trionfo della vita e della speranza su di essi; inoltre è la fine dei rigori quaresimali.

Uno tra i riti pasquali che si possono ammirare in Calabria è conosciuto come "Affruntata", o "Cumfrunta", "Svelata", "Ncrinata". Così la descrive Mons. Giancarlo Maria Bregantini: "La Madre esce dalla Chiesa ancora vestita a lutto, quasi incredula di tanta notizia. Cerca Gesù. Cerca la Vita. Cerca anch'ella, in un itirenario di fede che la vede sorella nostra. Una peregrinazione della fede che ce la rende più vicina, come ci è stata vicina nelle lacrime, la sera del Venerdì Santo... al momento dell'incontro con il Cristo Risorto, quall'abito di lutto, lungo, nero, triste, si stacca di getto dalle spalle di Maria e cade per terra, dimenticato, per far apparire in tutta la sua bellezza un lunghissimo e radioso manto... è realmente la Pasqua". Rappresenta infatti l'incontro tra la Madonna e il Cristo Risorto. E' una convinzione, un credo radicato e diffuso nella religiosità popolare, appoggiata dai primi Padri della Chiesa e parte del Rosario francescano, un tempo molto recitato in Calabria. Questo incontro però non è narrato nei Vangeli Canonici, ma solo nel Vangelo apocrifo di Gamaliele. Per questo motivo nei tempi passati è stata abolita dai Sacerdoti in molti paesi della nostra zona, considerata una sorta di "abuso", retaggio di usanze pagane. Ma questa convinzione della religiosità poplare ha avuto molti difensori, uno su tutti Papa Giovanni Paolo II, che disse: "[...]. certamente [...] Cristo nel momento della risurrezione pensava prima di dare questa notizia, questo annuncio, a sua Madre [...]. non parla di questo la Scrittura, ma è una convinzione basata sul fatto che Maria era la Madre di Cristo, Madre fedele, Madre prediletta; e che Cristo era il Figlio fedele a sua Madre". 

Trovare notizie storiche sulla nascita dell'Affruntata è quasi impossibile. Sappiamo che nella fine del 1600 era già diffusa, perchè descritta dal Fiore nel suo "Calabria Illustrata". Secondo Maffeo Pratto potrebbe nascere dalle rappresentazione pubbliche che organizzavano, in occasione delle festività, i padri Gesuiti.

A Bovalino Superiore arriva relativamente tardi. E' infatti nel 1895 che Giuseppe Blefari acquista a Napoli le statue raffiguranti Cristo Risorto e San Giovanni. La scultura rappresentante Maria invece è del Settecento, ed era già custodita nella Chiesa del rione Zopardo. Un tempo, quando erano molti i pretendenti a portare le statue, c'era regole ben precise in merito: la Madonna poteva essere portata solo dagli abitanti dello Zopardo, Cristo da chi aveva vinto l' "incanto" di Cristo Morto il Venerdì Santo, San Giovanni prima solo i discendeti della famiglia Blefari e poi dai confratelli della frazione Pozzo. Oggi il problema non è di abbondanza ma di mancanza di portantini.

La mattina di Pasqua, prima della Celebrazione Eucaristica delle 11:30, la Madonna, coperta da un velo nero, esce dalla navata sinistra della Chiesa Matrice e scende circa a metà paese, seguita dalla banda silenziosa e in passato anche dai notabili del paese. Il velo deve essere sistemato e poi tolto con grande abilità, per evitare che le resti addosso al momento della svelata o che vada tra i piedi dei portantini. San Giovanni invece esce dalla navata destra durante la Consacrazione, per andare fino all'inizio del paese, senza però incontrare la Vergine, che resta sola a piangere ancora per la morte di Gesù. Non sa ancora della Resurrezione del Figlio. Alla fine della Messa, Cristo, sulla sua vara processionale dorata, esce dalla porta principale, festeggiato dal suono delle campane, e si incammina lentamente verso la Madre. E' a questo punto che San Giovanni, sentendo le campane, capisce: Cristo è ristorto! Parte, va dalla Madre, si inchina ai suoi piedi, le da la notizia, ma Lei non ci crede ancora. San Giovanni corre allora ad adorare Gesù, si inchina anche davanti a Lui, e con passo più rapido va di nuovo a cercare di convincere la Madre. E così fa ancora un'altra volta, con velocità sempre crescente, fino a che Lei crede nella Resurrezione. E quindi, preceduta dall'Apostolo prediletto, sta andando verso il Figlio, ormai arrivato alla Piazza,  quando lo vede,  e corre di gran lena ad abbracciarlo. E' in questo momento, quando è quasi giunta dal Figlio, che cade il velo del lutto e resta vestita dello splendido abito della festa, ricamato d'oro, e mostra finalmente il Suo volto sorridente. Si inchina per tre volte: quello è il Suo figlio, ma anche il Suo Signore. E' un momento di gioiosa commozione. Le statue alzate contemporaneamente sulle spalla, le note della banda, il fracasso della batteria dei fuochi artificiali, lo scroscio del battito delle mani, il bianco e celeste degli abiti dei confratelli: è finalmente arrivato il momento della festa, della felicità. Ed è con questo spirito che si percorrono in Processione le strade del paese, con il Cristo a precedere tutti, seguito dalla Madre e dall'Apostolo. Ed è sempre con questo spirito che si rientra, infine, ognuno nelle proprie case. Dice un canto tradizionale bovalinese, un tempo recitato nelle Processione del giorno di Pasqua: "chi bella jornata è chista chi camina Gesù Cristu, e camina pe li strati cu la sua Vergini Matri. Chi alligrizza e chi jornata chi Maria fu cunsulata, cunsulata in tutti l'uri: risuscitau Nostru Signuri"

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