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20292637 10213929743266666 4248401179524505554 nIeri, in Aspomononte, ho raccolto una foglia di larice nel dolore di Liliana. Ho preso una manciata di polvere rossa dalla rabbia di Mario. Ho bevuto un sorso d'acqua ferrosa dal ruscello di ricordi di Francesco. Ho strappato la radica contorta di macchia mediterranea nell'inespiegabile di Vittorina. Ho ascoltato il caotico frinire delle cicale nel silenzio di Nino. Ho toccato la pietra bianca di fiumara nella tenacia di Deborah. Ho colto una pera selvatica nella disumana storia di Roberta. Come un confessore ho preso una piccolissima parte del peso che ogni familiare porta con se. Ieri, in Aspomononte, c'era un altare fatto con una tovaglia bianca su un tavolaccio. Un tavolo di fortuna, come tanti in Aspromonte, come quello che hanno, probabilmente, usato i carcerieri dell'Anonima. Un tavolo di fortuna per affettare il pane dei sequestri, gustare il formaggio di capra con i buchi 9x21, bere il vino delle speranze di chi non è tornato oppure mangiare le interiora degli animali con succulenti sughi allungati come il tempo delle risposte. Ieri, in Aspomononte, all'Acqua d'Abbati mi sono dissetato di umanitá conoscendo di più le miserie degli uomini. Un sentiero della memoria non solo per ricordare, ma per sentire, provare, toccare, guardare, immaginare, pensare. Parole, emozioni, mani, occhi, scene, vite. Ieri, in Aspomononte, ero più responsabile. Ognuno prenda qualcosa da queste anime e ne porti una piccolissima parte di peso. Forse questa terra sarà migliore.

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