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241710458 244926684071538 2434115469158730067 nParlare di cambiamento è un azzardo. Un rischio in cui si va incontro alla possibilità di un fallimento specie in un paese che assume atteggiamenti ostili al cambiamento. Come si fa a parlare di cambiamento in un paese dove ancora si spera nella rottura con il modo di essere abituale. Si attende, ancora, di vedere, prima, il “cambiamento educativo”. Se una mamma di 4 figli uscendo da un bar getta per terra il mezzo cornetto, perché non è più di suo gradimento, vogliamo che i figli non facciano lo stesso? In questa circostanza si spera invece in un miracolo della Madonna di Polsi che su quattro figli almeno due non abbiano ereditato i geni della madre e quindi più civili. Il cambiamento non passa sicuramente attraverso la porta della vanagloria, arroganza, saccenteria, presunzione, ambizione, orgoglio tutti sentimenti che oggi più di ieri ne subiamo il contagio, più del Covid. Peccato che il vaccino non funziona come prevenzione a certi sentimenti. Devo riconoscere che si fa sempre più largo l’acquisizione di un atteggiamento ostile verso il linguaggio gratificante. Uno scarso sviluppo della capacità di un uso sociale del linguaggio ci rende persone chiuse e senza stimoli. Il cambiamento è nella nostra testa, ma non nelle nostre abitudini! Più proclamiamo slogan contro il fumo che nuoce alla salute e più si fuma e più si gettano i mozziconi di sigaretta per terra. Se per la propria salute poco importa figuriamoci per l’ambiente! Più ammoniamo i giovani a non mettersi alla guida in stato di ebbrezza e più aumentano gli incidenti stradali correlati all’alcol. Più ricerchiamo il fatidico cambiamento e più si va incontro all’involuzione. Più siamo consapevoli che il cambiamento passa da noi e più rimaniamo ancorati a certi comportamenti. Siamo soggetti strani, direi! Non vogliamo che ci si dica cosa è giusto fare e cosa è necessario fare. Non accettiamo certi atteggiamenti dagli altri perché c’indispongono. Il collettivo non raccoglie la volontà di una pluralità di persone, perché dietro la sfiducia di come vanno le cose ci sono sentimenti di egoismo, opportunismo, invidia e cattiveria. Il malanimo241686060 605309994173847 5700766003064989791 n dei risentimenti che predomina su di noi c’impedisce di cambiare e quindi rimaniamo schiavi delle nostre reazioni abituali. Se indichiamo a una persona che c’è un raccoglitore di mozziconi di sigarette, lì proprio nelle vicinanze, è probabile che per reazione abituale (o per il proprio modo di pensare da ignorante!) farà di tutto, senza che te ne accorga, di lanciare in strada il mozzicone di sigaretta. Solo cambiando i nostri abituali atteggiamenti possiamo migliorare il paese, anche se le cattive abitudini sono dure a morire. Quindi per abitudine ci lamentiamo, ci sparliamo, umiliamo per compiacere le nostre insoddisfazioni. Che abbiamo adottato il sistema della raccolta differenziata e il paese è ugualmente sporco perché mancano gli spazzini, pardon! gli operatori ecologici che puliscono le strade e le spazzatrici stradali per le operazioni di pulizia del paese, mi dite dove sta il cambiamento? Il cambiamento non è una questione temporanea ma una prospettiva evolutiva. Ci si compiace perché, dopo anni luce, abbiamo adottato un sistema di raccolta rifiuti a salvaguardia dell’ambiente, ma il nostro atteggiamento è elusivo a mantenere pulito l’ambiente. Che c’è la strada asfaltata e ci compiacciamo finalmente per le strisce longitudinali, mentre i tombini sono posizionati a dislivello e i veicoli subiscono conseguenze per quei pozzetti a bassorilievo, mi dite dov’è il cambiamento? Se con le prime piogge le strade appena asfaltate accolgono le prime formazioni di buche in attesa che diventano voragini piuttosto che assicurare un duraturo manto stradale, è forse questo un modo innovativo di cambiare le cose? Se la funzione della cultura è quella di far crescere le menti, a oggi, il cambiamento culturale è a nove metri sotto terra! Se c’è poca sinergia tra una pubblica amministrazione e i suoi cittadini, il cambiamento è una porta chiusa a spranghe. (Giovanna Mangano)