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Incontro Indelebile Savica -Strati

Sant'Agata del Bianco “ Paese dello scrittore Saverio Strati ”

 

Il Maestro Savica e lo scrittore Strati

 

Era un giorno d’estate quando, insieme al caro amico regista, Mario Foglietti, accompagnati dal critico letterario Tassone e sua moglie, e tutta la troupe di Telespazio, siamo partiti in macchina da Bovalino per raggiungere Sant’Agata del Bianco, dove ad attenderci nella sua casa c’era Saverio Strati, per una intervista televisiva.

Lasciato alle spalle il mare, che ci aveva fatto compagnia con la sua immensità e il suo splendore e con il profumo dell’estate che si avvicinava, ci siamo arrampicati su per la strada tortuosa, dove la bellezza intorno era sublime e comprendeva la grande quiete che ci avvolgeva. Nel sottofondo, sfocati i nostri discorsi, i commenti, di ammirazione sulla grandezza delle montagne che con la loro bellezza svettavano nel cielo, in solitudine, l’immenso era tutto lì. Intanto ci avvicinavamo lentamente al paese di Saverio Strati, Sant’Agata del Bianco e la tensione prendeva il sopravvento nell’attesa di conoscere e salutare il grande scrittore. All’entrata del paese, sul muretto, degli uomini seduti e altri all’impiedi, che parlavano tra di loro, qualche donna che rientrava a casa a passo svelto, con le buste della spesa, per preparare la cena serale, per gli uomini che sarebbero ritornati di lì a poco dai campi.

 

 

 

Una ripida salita e in alto la casa, dove lui, lo scrittore Saverio Strati ha vissuto la sua infanzia la sua fanciullezza, le sue conoscenze e lo studio della vita, l’Università di Messina che lo ha visto formarsi, le sue ricerche, i suoi studi, le angosce del futuro, mentre la vita scorreva lenta con la malinconia di un avvenire sempre incerto, con la speranza di poterlo cambiare. “Ma non si è riflettuto mai sull’emigrazione della nostra cultura, per l’abbandono e il non ritorno nella propria terra, di cui si respirava l’odore e se ne conosceva palmo a palmo i ritmi segreti. ” Che cosa ha fatto la nostra Calabria, per trattenerli qui, i nostri uomini illustri, come Corrado Alvaro, Leonida Repaci, Francesco Perri, e lo stesso Saverio Strati e cosi via, e cosa ha fatto per farli ritornare? E se qualcuno ha avuto il coraggio di rimanere, come nel caso di Mario La Cava o di Fortunato Seminara, quale garanzia hanno offerto loro per farli operare con tranquillità? Nella nostra visita, ne abbiamo fatto tante fotografie, per amore del ricordo, dell’incontro, per poi cestinarli nella memoria del tempo.

 

 

Una mia Fotografia lo ritrae dietro la sua scrivania, dove erano appoggiati, dei suoi manoscritti, forse erano pronti per la stampa, o stava cercando di completarli, o per mandarli all’editore, chi lo sa? Ci raccontava le sue aspirazioni, le sue angosce, le difficoltà, le sofferenze che si vivevano in questi piccoli paesi di provincia, nel profondo Sud.

 

 

 

 

Nella sua testa vivevano orizzonti di infinita poesia che uscivano fuori nel suo raccontare con pacatezza il vissuto e la semplicità della vita quotidiana.

Siamo usciti fuori per l’intervista, nello spazio verde che circondava la casa. Lì il panorama era più completo di quello che poco tempo prima avevamo vissuto con gli amici durante il viaggio in macchina. La visione estesa della valle, fino a raggiungere il mare era come una immensa fotografia, che faceva da sfondo a quel meraviglioso incontro, ricordo indelebile. Il tempo inesorabilmente scorreva veloce, ma nella mia mente, ancora oggi, dopo anni, rimangono, la sua voce, la sua gestualità e il suo racconto sereno, nella speranza che l’attenzione alla cultura calabrese, avrebbe dato prima o poi i suoi frutti. Ci siamo sentiti molte volte per telefono. Il mio desiderio è stato sempre, di consegnare il “Premio Ellade” ( nella ricorrenza del premio Pericle D’oro) ma, dati gli anni e la salute, per lui si era fatto sempre più difficile raggiungere la Calabria. Questo è il ricordo indelebile che porto con me nel cuore, di un grande scrittore calabrese, che molti ci invidiavano.

 

Venerdi 27 Aprile 2014

Savica